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Il comune di Serrata sorge nella provincia di
Reggio Calabria su una collina adiacente alla piana del fiume Mesima a
277 metri d’altitudine, ai piedi del monte Liso ed al riparo
dell’inquinamento del suolo, delle acque, dell’aria e acustico. Questo
antico centro, le cui origini risalgono al IX secolo d.C, presenta uno
scenario naturale di inestimabile bellezza. All’apparire timido dei
primi raggi del sole primaverile, si scorgono, con i loro colori,
macchie gialle per la ginestra in fiore, lilla per i fiordalisi, rosse
per i papaveri, verdi per le piante di ulivo. Ed ancora il verde cupo
dei boschi, dei monti delle Serre e l’azzurro del cielo. Ma non sono
solo gli occhi ad essere deliziati da un simile spettacolo, ma anche le
orecchie. Si odono infatti, canti di uccelli di ogni specie, il fruscio
delle acque trasparenti ed incontaminate dei fiumi “Angra” ,“Custo”,
a sud, “Mesima” e “Marepotamo” suo affluente, a nord,
ornati di pesci di acqua dolce quali anguille, trote e grossi capitoni.
Anticamente in questo territorio erano molto diffuse le colture della
cannamela (canna da zucchero) arbusto importato dalla vicina Sicilia
e che ben si adattava alle condizioni climatiche della zona, quelle
del grano, del lupino, dei ceci, dei fagioli, della vite
(particolarmente conosciute e celebri erano i vitigni “Palmazia,”
conosciuta persino da Plinio e da Cassiodoro, “Gazeto” “Sapino”
annoverati tra i vini più preziosi tanto da essere graditi dal pontefice
S. Gregorio Magno come una rara specialità), delle carrube
(utilizzate dopo molite per l’alimentazione animale e si racconta ,
durante la 2^ guerra mondiale anche dell’uomo), dei fichi, del lino,
della canapa e del baco da seta che permetteva a questo territorio
di avere per quei tempi una discreta economia ed una buona ricaduta
occupazionale. Oggi queste colture non esistono più i terreni sono
coltivati in gran parte ad agrumi e kiwi (nella pianura) e ad
uliveto nelle colline (altra particolare appendice merita il nostro
olio perché già sin dai tempi del pontefice Gregorio II veniva chiesto
per la Basilica di S. Pietro in Roma e nel 1911 l’azienda agricola
D’Agostino veniva insignita in Roma della medaglia d’oro per la qualità
del proprio olio).
Nel periodo autunnale si possono trovare nei
profumati boschi di quercia, roverella corbezzolo e castagno, ottimi
funghi porcini. Altre colture esistenti sono: cardi, verdure spontanee,
fichi d’india e mille altre delizie.
L’artigianato locale era molto diffuso per la
lavorazione della seta, del lino, del cotone, della canapa e della
ginestra.
Il cotone veniva utilizzato dalle donne per
realizzare calze, maglie lavorate ai ferri o tessuti per vestiti, mentre
la canapa e la ginestra essendo tessuti molto ruvidi , dopo ottenute le
fibre venivano utilizzate per lenzuola o coperte o per sacchi che poi
venivano adibiti al trasporto del grano e di altri prodotti. Molto
diffusa dall’inizio del 19° secolo era anche la lavorazione dei vimini
che si è protratta fino alla metà degli anni sessanta, mentre risale ad
epoca più remota la lavorazione dell’argilla per la costruzione di
mattoni, vasi , “gozze” (brocche) per contenere l’acqua o il
vino, “giarre” (giare) per contenere l’olio o granaglie varie.
In questi luoghi che hanno visto popoli fieri
come i normanni, gli svevi, gli angioini, che hanno visto battaglie
famose, nobili re e cavalieri, si possono ricostruire secoli di storie e
si potrebbero favorire scavi archeologici per portare alla luce reperti
di antichi presidi come “Borrello”; città prospera e potente sotto il
regno Svevo- Normanno. In quell’epoca Serrata si trovava nel “contado”
della città di Borrello, assieme ad altri centri viciniori quali:
Candidoni, Bellantone, Stelletanone e Vasia. Purtroppo diversi terremoti
si abbatterono sulla Calabria nei secoli, ma quello del 1783 rase quasi
completamente al suolo Borrello che non fu più edificata. Restano però,
sull’attuale territorio di Serrata, le rovine a testimonianza della sua
esistenza. Vi si scorgono le mura del vecchio castello Normanno (vedi
allegato foto n.1) ed i suoi sotterranei del 330 a.C. ed il convento
Francescano del 1500, (vedi allegato foto n . 2). Reperti del convento
si trovano in alcune Chiese locali. Inoltre rappresentano testimonianza
di un florido passato e di una antica tecnologia, i resti dei secolari
mulini ad acqua dei quali ci si serviva pure per la molitura di grano ed
olive. In particolare i due più importanti sono quello situato in
contrada Runci, (vedi allegato 3) con una splendida ruota persiana
ancora visibile, ed il mulino del “Passo” così detto perché si trovava
adiacente ad una scorciatoia che congiungeva Serrata al vicino comune
di Candidoni. Il mulino del Passo è oggi in una situazione di quasi
totale abbandono, sconosciuto alle nuove generazioni, sormontato da rovi
e difficilmente raggiungibile, su di esso sarebbe opportuno effettuare
interventi di recupero e valorizzazione. Questo stupendo gioiello di
ingegneria idraulica presentava un sistema di movimento unico nel suo
genere, con un ingegnoso serbatoio che si riempiva e si svuotava da sé,
ad intervalli, e permetteva alla pietra di girare anche con pochissima
acqua ed al mulino di funzionare anche quando l’anemia del fiume ne
minacciava l’immobilità.
Una delle attività che meglio incarnano lo spirito
del territorio serratese è l’azienda agricola “Terre di Vasia”
che si trova in contrada Vasia, in una splendida valle circondata dal
silenzio che la rende una vera oasi di pace, realizzata dopo anni di
lavoro del suo cordiale titolare. Dotata di uno splendido complesso
agrituristico, in essa si può osservare la natura dal vivo: piante e
fiori di ogni specie, animali e una fattoria didattica visitata durante
l’anno scolastico, da numerose scolaresche, ma soprattutto si può
gustare un’ottima cucina di prodotti tipici del luogo.
Principali prodotti realizzati nell’azienda sono: l’olio extravergine
d’oliva ed il tipico miele di millefiori (arancio, sulla acacia,
castagno e bergamotto) .
Il centro abitato di Serrata non è popoloso a
causa dei continui flussi migratori che l’hanno gradatamente ridotto, ma
è ancora abitato dai “giganti del passato”: il palazzo Cuccomarino
(vedi allegato foto n. 4); il palazzo Candida (vedi allegato foto
n. 5); ed il palazzo della Marchesa Gagliardi (vedi allegato foto
n. 6) recentemente ristrutturato e portato all’antico splendore
dall’amministrazione comunale; il palazzo D’Agostino (vedi
allegato foto n. 7); il palazzo Mamone (vedi allegato foto n. 8)
ed altri ancora; ai quali si affiancano le vecchie strade, in passato
ricche di vita e di commercio.
Caratteristica è la torre dell’orologio, edificata
in epoca fascista, ed adiacente al monumento ai caduti , sita in corso
Umberto Primo che rievoca il passato e scandisce, con i suoi rintocchi
le ore del presente.
Tra gli eventi del paese è da ricordare la festa di
San Pantaleone (protettore) che si svolge nella prima domenica
di agosto e durante la quale si ritrovano amici e parenti emigrati per
motivi di lavoro che rientrano per la devozione al Santo e per la
nostalgia del paese natio. Questo evento andrebbe maggiormente
valorizzato e potenziato, in quanto costituisce il fulcro degli
avvenimenti che ogni anno scandiscono la vita sociale dei cittadini
serratesi.
Per le vie del paese si ammirano ancora, sedute sul
ballatoio di casa o su sgabelli di pietra posti fuori accanto alla
porta, vecchiette che vestono ancora come un tempo. Giunto il tramonto
il cielo si colora di rosso. Dalle alture della torre del convento
Francescano si può ammirare il Golfo di Gioia Tauro, con le gru
dell’omonimo porto, e le bianche spiagge vicine. Infatti i centri
marini di Nicotera e San Ferdinando sono a solo quindici minuti di auto.
La vista è stupenda e lo sguardo si tuffa all’orizzonte laddove spunta
il cono dello Stromboli fumante. Ciò esalta ancora di più la posizione
di questo centro, posto dunque tra montagna e mare, permettendo così ai
visitatori la vista di un paesaggio marino e uno montano da visitare a
piacimento durante la giornata. Durante l’estate è facile effettuare
escursioni montane, percorsi boschivi che stimolano il movimento ed il
rispetto per la natura e rilassano la mente dopo il pesante lavoro
invernale.
Purtroppo però la natura così generosa, se non
accompagnata da interventi a misura del luogo, potrebbe erodere e
sotterrare sotto la crescita smisurata di rovi e boschi ciò che di bello
ci ha dato. E’ importante e non solo urgente, che si valorizzino posti
incontaminati come la perla del fiume Mesima e le varie testimonianze
del passato di cui è disseminato il territorio serratese. Attraverso
opportuni itinerari turistici a misura di tutti si dovrebbero far
conoscere luoghi nei quali l’uomo non ha infierito sulla natura e
questa è rimasta pressappoco immutata rispetto ai secoli scorsi.
In
questo quadro un flusso turistico a misura dell’ambiente potrebbe
favorire strutture quali: altre aziende agrituristiche, hotel,
ristoranti, navette di collegamento mare-monti, si potrebbe pensare di
valorizzare i nostri prodotti in modo particolare, quelli che per
caratteristiche vocazionali quali l’olio ed il vino avevano già
raggiunto una propria notorietà ma che per negligenza passata sono stati
dimenticati. Tutto questo può creare nuove opportunità di lavoro e
ripopolare il paese facendo sorgere nuove figure professionali. Si
potrebbero favorire, inoltre, la nascita e l’incontro di gruppi
giovanili, per fare apprezzare la natura e insegnare ai giovani del
posto a valorizzare i beni che hanno. Perché soltanto conoscendo i
luoghi in cui si è nati e cresciuti si può pensare di amarli veramente.
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